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Cinghiz Ajtmatov
Nelle opere di C. Ajtmatov si fondono due culture: quella a lui più propria, la cultura kirghisa, e l'altra, forse in un certo senso imposta, la “nuova cultura” sovietica. L'anima kirghisa nei racconti di Ajtmatov reclama per sé continuamente la parte principale: la valle del Talas, dove lo scrittore è nato nel 1928, le montagne dell'Alà-Tau, il lago di Issykkul', la steppa kirghisa e kazaka, infuocata e polverosa d'estate e gelida e coperta di neve d'inverno. Le caratteristiche del mondo sovietico, le nuove regole e le nuove leggi date a un popolo di contadini e pastori che era legato alla terra e contrario a qualsiasi innovazione, formano la base narrativa su cui Ajtmatov fa muovere il suo Popolo, tanto secondo gli slogan sovietici, quanto secondo la sua sensibilità di contadino kirghiso. |  |
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L’istruzione obbligatoria trasforma nel 1924 la vita di un villaggio kirghiso, dividendolo in due parti: da una il maestro Djujsen con i suoi scolari, dall’altra tutto il resto del paese. Simbolo dell’amicizia tra Djujsen e la scolara Altynaj sono due pioppi, piantati dal maestro sulla collina dove sorgeva la scuola, che a distanza di quarant’anni sono sempre lì.
Delicato, romantico, espressivo, drammatico possono essere alcuni aggettivi che si adattano al racconto di Ajtmatov. Ma non bastano ad esprimere l'anima che pervade il racconto, semplice nella sua struttura, ma profondo nella sua sostanza. É la storia di Djujsen, un komsomolek, un attivista che di Lenin e delle sue idee ha fatto il centro del cosmo in cui vive. Ma una di queste idee immerge su tutte: istruire i bambini affinché diventino cittadini del futuro. E lui, semianafabeta, crea nel suo villaggio d'origine una scuola, vincendo le ostilità dei contadini alla cultura e al progresso. Djujsen insegna quello che sa, poco dal punto di vista “didattico-letterale”, molto dal punto del saper vivere nella nuova società che si andava formando dopo la rivoluzione d'ottobre. Alla vicenda del maestro si lega quella di una sua allieva, Altynaj, che vive una vicenda drammatica e viene salvata proprio dal suo maestro cui rimarrà in eterno legata da un sentimento che svelerà solo in vecchiaia. “Il primo maestro” è un romanzo sensibile, pieno di sentimento e di poesia, il quale permette al lettore di conoscere la cultura kirghisa, la sua anima e le vaste steppe kirghise e kazake, infuocate e polverose d'estate, gelide e coperte di neve in inverno.
Marino Cassini, LG Argomenti XXXIV, 2, aprile-giugno 1998, 57.
…Un piccolo tesoro della letteratura russa. Un romanzo breve e bellissimo sulla scuola, l’educazione e la figura del maestro ideale, scritto con garbo e viva partecipazione dell’autore, nato in Kirghisia nel 1928. La storia di un amore mai dichiarato, narrato con delicatezza e realismo. Consigliato ad un pubblico adulto, specie a genitori, insegnanti e educatori.
Clara Trezzi, Nuova e Nostra 13, 22 giugno 2003, 15. |